21 Settembre, 2026 IL RAPPORTO AFTERSHOCKS
Il nuovo report di McKinsey.
Secondo il McKinsey Global Institute, la crisi dello Stretto di Hormuz del 2026 è stata il più grande shock dell’offerta energetica degli ultimi decenni, mettendo a rischio al picco il 14% dell’offerta mondiale combinata di petrolio e gas, ben più degli shock petroliferi degli anni Settanta e del contraccolpo dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Nonostante da Hormuz transiti normalmente circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio e Gnl, il rapporto “Aftershocks” rileva che il sistema energetico ha retto meglio del previsto grazie a scorte, pipeline alternative e capacità di riorientamento dei mercati. Della riduzione di 15,5 milioni di barili al giorno causata dalla crisi, circa il 35% è stato compensato da oleodotti e maggiore produzione, il 20% dalle scorte e il 45% dal calo dei consumi, anche se questi margini di sicurezza si stanno riducendo, soprattutto nella raffinazione. McKinsey conclude che la sicurezza energetica non elimina le dipendenze ma le rende meno vulnerabili tramite diversificazione di fonti, rotte, scorte e flessibilità della domanda, stimando che le misure in corso potrebbero coprire entro il 2030 tra il 35 e il 70% dei flussi pre-crisi in caso di nuovo shock, principalmente grazie a oleodotti alternativi. Per l’Europa la risposta passa anche da elettrificazione, rinnovabili, reti, stoccaggi e infrastrutture Gnl, sebbene il rapporto avverta che la ricerca di sicurezza energetica possa spingere sia verso le tecnologie pulite sia verso nuovi investimenti in fonti fossili. Sull’Italia, lo studio cita il rinvio del phase-out del carbone al 2038 come esempio della tensione tra decarbonizzazione e sicurezza del sistema, ricordando che la resilienza energetica è un investimento che può costare nel breve periodo ma riduce l’esposizione a prezzi e interruzioni future.
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