20 Ottobre, 2026 ENERGIA E COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE ITALIANE
Lo studio di Confindustria.
Nel Rapporto di previsione d’autunno del Centro Studi di Confindustria, viene indicata l’energia come la principale vulnerabilità dell’economia italiana, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali cresciuta del 34,5% in sei anni (40% nella sola manifattura). I rincari penalizzano la competitività delle imprese italiane, soprattutto rispetto agli Stati Uniti, dove ad agosto 2026 il gas costava quasi otto volte meno che in Europa. Per Confindustria l’Ets aggrava questa vulnerabilità, perché nella manifattura i benefici sulle emissioni dipendono in buona parte dalle chiusure: tra il 2005 e il 2025 sono stati chiusi 386 impianti, pari al 48% della riduzione delle emissioni (calate del 43% nel settore), mentre per il restante 52% non è possibile distinguere tra calo dei volumi e reale decarbonizzazione. L’azzeramento delle quote gratuite provocherebbe altre chiusure, perché il costo dei diritti di emissione supererebbe l’Ebitda per il 18% delle imprese manifatturiere in Ets, con circa 19mila dipendenti e 744 milioni di valore aggiunto. Il rapporto sottolinea inoltre che, a fronte dei circa 20,8 miliardi incassati dall’Italia con le aste Ets tra il 2012 e il 2025, fino al 2023 solo il 9% è stato destinato alla decarbonizzazione, e che anche dopo l’obbligo di destinarvi l’intero gettito la maggior parte dei proventi confluisce nel bilancio generale dello Stato. Oltre a energia ed Ets, il documento approfondisce anche i temi di produttività, Pnrr e patrimonializzazione.
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