Primato nelle rinnovabili: la CER Valle Camonica tocca i 7,8 MW di potenza

Primato nelle rinnovabili: la CER Valle Camonica tocca i 7,8 MW di potenza

Giornale di Brescia, 5 Marzo 2026

L’iniziativa coinvolge 23 Comuni e 248 membri: un centinaio di PMI accanto alle famiglie.

Raggiungere una potenza di 7,8 MW per una singola comunità energetica rinnovabile non è solo un buon risultato; potremmo definirlo un traguardo eccezionale, che colloca il progetto della CER Valle Camonica tra i primi in Italia per condivisione di energia rinnovabile. Per avere un ordine di grandezza basta infatti pensare che la potenza di 7,8 MW è circa 100 volte superiore alla media italiana delle CER che oggi è compresa tra 60 e 85 kW per singola comunità. Ecco spiegato perché l’iniziativa camuna può essere definita un vero polo energetico territoriale diffuso, che lega transizione energetica alla partecipazione civica: non soltanto pannelli fotovoltaici, incentivi e bollette più leggere, ma relazioni, fiducia e responsabilità condivisa. Costituita nel gennaio 2025 su iniziativa di 23 Comuni e della Comunità Montana, con il supporto tecnico della ESCo Fedabo, la CER Valle Camonica conta oggi 248 membri tra enti pubblici, un centinaio di imprese e cittadini.

Elemento distintivo è anche la governance. Il CDA della CER è composto da un gruppo di amministratori locali giovani: il presidente è Simone Bresadola, sindaco di Cevo; vicepresidente è Alberto Farisè, sindaco di Piamborno. Ne fanno parte inoltre Federico Laini (sindaco di Pisogne), Mattia Pelicchetti (sindaco di Sellero), Giuseppino Lippi (sindaco di Corteno), Pietro Pezzutti (in rappresentanza di Niardo e Comunità Montana) e Stefano Sapienza (in rappresentanza del Comune di Breno). Una compagine che esprime un approccio istituzionale compatto e intercomunale, elemento non secondario in un settore dove la massa critica è determinante per la sostenibilità economica.

L’aspetto della sostenibilità del progetto non va sottovalutato: i 7,8 MW di potenza consentono di coprire il fabbisogno elettrico annuo di quasi 3.000 famiglie (a fronte di un consumo medio di 2.700 kWh/anno) e di evitare l’emissione di circa 3.500–4.000 tonnellate di CO₂ l’anno. Oggi il potenziale incentivo stimato è di oltre 250 mila euro l’anno per 20 anni, destinato a essere reinvestito in progetti di utilità sociale sul territorio. Ricordiamo che il modello CER, nella sua configurazione normativa, è un soggetto giuridico autonomo che consente a cittadini, imprese ed enti pubblici di condividere l’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili. «Il valore non si esaurisce nel risparmio individuale – spiegano i fondatori –: l’energia condivisa genera un flusso economico che resta sul territorio. In un’area montana esposta ai fenomeni di spopolamento, la leva energetica assume una valenza strategica: trattenere risorse, finanziare iniziative sociali, sostenere l’economia locale e rafforzare la coesione istituzionale.

La CER diventa così anche uno strumento di politica territoriale». «Il progetto – spiegano ancora – integra inoltre una componente educativa oltre che economica. Il vero salto culturale sta nel modo in cui si utilizza l’energia: massimizzare l’autoconsumo nelle ore di sole, quando l’energia viene prodotta. Concentrare i consumi elettrici nelle fasce diurne aumenta la quota di energia condivisa e, conseguentemente, il beneficio economico collettivo. L’efficienza, in questo schema, non è solo tecnologica ma anche organizzativa». In un contesto segnato dalle rimodulazioni delle risorse PNRR e dalle incertezze regolatorie, il caso della Valle Camonica segnala come le comunità energetiche, se strutturate su base istituzionale ampia e con adeguata massa critica, possano superare la fase sperimentale e assumere una dimensione industriale. «Il primato dei 7,8 MW non è soltanto un record numerico – spiegano –: indica che la transizione energetica, quando coordinata a livello territoriale, può trasformarsi in un’infrastruttura economica stabile e generatrice di valore redistribuito». «Proprio perché fondata sulla partecipazione attiva di cittadini, imprese ed enti locali, abbiamo bisogno di crescere e consolidarci attraverso nuove adesioni». L’invito è aperto a cittadini e imprese.

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