20 Luglio, 2026 IDROGENO IN LOMBARDIA: A CHE PUNTO SIAMO NEL 2026
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Fonte: dossier “Speciale Lombardia” di HydroNews, a cura di Francesco Bottino.
La Lombardia si sta affermando come uno dei principali hub italiani dell’idrogeno. Tra la nuova Strategia Regionale, treni a zero emissioni e una gigafactory in costruzione, la regione punta a diventare un punto di riferimento nazionale per la produzione, l’uso industriale e la mobilità a idrogeno.
La Strategia Regionale Idrogeno: i numeri chiave
Approvata a novembre 2025, la Strategia Regionale per l’Idrogeno stima una domanda potenziale di 30 TWh/anno entro il 2050, trainata da tre settori:
- trasporto pesante su gomma (autobus e camion)
- industria hard-to-abate (siderurgia, chimica, raffinazione)
- trasporto ferroviario e aereo, con Malpensa protagonista dal 2050
Un dato interessante: la Lombardia diventerà probabilmente importatrice netta di idrogeno, perché produrlo in loco costa più del doppio rispetto al Sud Italia.
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I progetti più importanti in corso
H2iseO: i primi treni a idrogeno d’Italia
ANSFISA (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali) ha rilasciato l’Autorizzazione di Messa in Servizio (Amis) per la circolazione dei nuovi treni a idrogeno lungo la linea Brescia-Iseo-Edolo, primo caso in Italia; questo passaggio apre la fase finale in vista dell’avvio del servizio commerciale, che dovrebbe avvenire a inizio 2027.
La gigafactory De Nora–Snam
A Cernusco sul Naviglio è in costruzione una gigafactory per la produzione di elettrolizzatori, con una capacità obiettivo di 2 GW entro il 2030 e circa 200 posti di lavoro.
Hydrogen Valley e stazioni di rifornimento
- 2 hydrogen valley completate (Cairate e Caponago)
- 7 stazioni di rifornimento H2 finanziate dal PNRR, tra cui il progetto SerraH2Valle sull’autostrada Milano-Serravalle
- Nuove stazioni firmate Edison a Malpensa e Brescia
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Perché la Lombardia può diventare un hub dell’idrogeno
La forza della Lombardia non sta tanto nella possibilità di produrre idrogeno a basso costo, quanto nella combinazione di tre fattori difficili da replicare altrove.
Il primo è la domanda industriale concentrata: la regione ospita uno dei tessuti manifatturieri più densi d’Europa, con settori energivori come siderurgia, chimica e raffinazione che rappresentano già oggi i principali mercati potenziali per il vettore energetico.
Il secondo è la logistica: corridoi stradali, fluviali e ferroviari europei, insieme a tre aeroporti strategici come Malpensa, Linate e Orio al Serio, rendono il territorio particolarmente adatto allo sviluppo di applicazioni nei trasporti pesanti, nell’aviazione e nella logistica intermodale.
Il terzo è la ricerca e la formazione: grazie al Politecnico di Milano, a poli come ITS Green Academy e a una rete di università e centri di ricerca di eccellenza, la Lombardia dispone delle competenze necessarie per accompagnare la crescita del settore lungo l’intera catena del valore, dalla componentistica agli impianti chiavi in mano.
Le sfide da affrontare
Nonostante questo posizionamento favorevole, restano alcuni nodi da sciogliere prima che la filiera possa passare dalla fase pilota a una diffusione su scala industriale.
Il primo riguarda i costi di produzione, ancora elevati rispetto ad aree come il Sud Italia o il Nord Africa, dove le condizioni per le rinnovabili sono più favorevoli. Il secondo è la domanda, che oggi rappresenta l’ostacolo principale più della disponibilità tecnologica e il terzo è la necessità di regole più semplici e stabili nel tempo, capaci di dare fiducia agli investitori su orizzonti temporali lunghi come quelli richiesti da questo settore.
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