DATA CENTER IN ITALIA: sfide e opportunità di un settore in rapida espansione

DATA CENTER IN ITALIA: sfide e opportunità di un settore in rapida espansione

I data center rappresentano uno dei pilastri della trasformazione digitale in Italia, ma devono affrontare sfide complesse, soprattutto nei settori energetico e ambientale. L’espansione prevista è molto rapida: la potenza installata dei data center italiani potrebbe quasi decuplicarsi entro il 2030, con un conseguente forte aumento del consumo energetico nazionale che solleva importanti interrogativi su sostenibilità e capacità di rete.

Crescita e Consumi Energetici

Secondo studi recenti, la capacità installata dei data center in Italia triplicherà nei prossimi cinque anni, raggiungendo centinaia di MW di potenza installata, concentrandosi soprattutto in Lombardia dove supera già i 40 GW. Questo comporta una forte pressione sulla rete elettrica nazionale. L’elettricità consumata serve non solo a far funzionare i server, ma anche a garantire il loro raffreddamento, imprescindibile per evitare surriscaldamenti e malfunzionamenti. Si tratta quindi di una richiesta costante, che significa anche una necessità di backup termoelettrici, che poco va d’accordo con l’intermittenza tipica dell’energia elettrica da fonti rinnovabili (la cui installazione è prevista anch’essa in crescita nei prossimi anni).

Ostacoli Infrastrutturali e Strategici

Sebbene il potenziale di crescita sia elevato, permangono sfide burocratiche e infrastrutturali. L’ottenimento di permessi è spesso lungo e complesso, e la disponibilità di potenza elettrica nelle aree metropolitane più richieste può diventare un collo di bottiglia. Si rende necessaria una cabina di regia nazionale che coordini gli investimenti e le strategie tra industria digitale, utility energetiche e istituzioni per evitare lo sviluppo incontrollato e garantire la sostenibilità a lungo termine. Nell’ultimo periodo, alcuni operatori hanno iniziato a prospettare la creazione di vere e proprie “isole energetiche indipendenti” dedicate esclusivamente ai data center per migliorare l’autonomia energetica, ridurre la concorrenza con altri settori e aumentare la resilienza della rete elettrica nazionale. ​Importante sarà seguire gli sviluppi del DL Energia, dalla cui ultima bozza emerge una volontà di semplificare il processo autorizzativo, riconoscendo il ruolo strategico che avranno i data center in Italia

Gestione dei Prezzi dell’Energia

In Italia, i data center devono fare i conti con uno dei costi energetici più alti d’Europa, con tariffe che possono superare i 100 €/MWh di soli oneri passanti e un costo della materia prima che al momento raddoppia questo valore, incidendo significativamente sui costi operativi e sulla competitività del settore. La volatilità dei prezzi e la concentrazione geografica delle strutture, specialmente in Lombardia, rischiano di generare ulteriori aumenti dei costi energetici zonali, rendendo necessaria una pianificazione accurata. Per mitigare questo impatto, si punta su una maggiore efficienza energetica, l’adozione di sistemi di monitoraggio avanzati e l’accesso facilitato a reti di media e alta tensione tramite procedure semplificate. Ulteriore strategia è l’integrazione di sistemi di generazione locale e accumulo energetico o BESS, che possono consentire ai data center una maggiore autonomia ed efficienza nella gestione del fabbisogno elettrico. La collaborazione con i gestori di rete per offrire flessibilità e partecipare attivamente al bilanciamento della rete rappresenta un ulteriore strumento per contenere i costi e garantire la sostenibilità economica dell’industria.

Sfide di Sostenibilità e Regolamentazione

La domanda energetica crescente deve essere soddisfatta in modo sostenibile. Molti data center stanno adottando Power Purchase Agreements (PPA) e/o investimenti diretti in impianti rinnovabili, oltre a innovazioni tecnologiche a livello impiantistico e rinnovo delle infrastrutture in ottica di decarbonizzazione e al fine di centrare gli obiettivi di neutralità climatica che molti di essi si sono dati (anche entro il 2030).

Ciononostante, i data center possono rientrare nello schema europeo ETS (Sistema di Scambio delle Quote di Emissione) qualora superino i limiti di potenza termica previsti per gli impianti stazionari (20 MW). Nel caso specifico, tale superamento potrebbe essere determinato dalla presenza dei gruppi elettrogeni di emergenza, utilizzati come sistemi di backup, e delle motopompe antincendio. Sebbene il consumo principale dei data center sia rappresentato dall’energia elettrica acquistata dalla rete e la produzione di energia da parte di queste utenze appaia marginale rispetto al fabbisogno complessivo del datacenter, la sola presenza in sito di utenze termiche che portano al superamento della soglia dei 20 MW comporta la classificazione dell’impianto come installazione soggetta all’ETS. In questo caso, l’operatore è tenuto ad aderire al meccanismo e, tra le varie attività richieste, ad acquistare quote di emissione per coprire le emissioni verificate. Questo rischio diventa sempre più rilevante con l’espansione delle infrastrutture hyperscale, spingendo i provider a monitorare con maggiore attenzione anche queste specifiche fonti di emissione di CO2. Sul fronte ambientale, oltre al consumo di energia, si registra un uso significativo di acqua per il sistema di raffreddamento, un aspetto che impone attenzione soprattutto nelle aree urbane densamente popolate.

La normativa europea, inoltre, come la nuova Direttiva sull’Efficienza Energetica, introduce obblighi per misurare e ridurre gli impatti ambientali partendo dai consumi energetici, obbligando tutti i datacenter che consumano più di 85 TJ/anno a dotarsi di un sistema di gestione dell’energia secondo la normativa ISO 50001 entro fine 2027.

Integrazione Energetica e Progetti Innovativi

Un importante sviluppo riguarda la possibilità di trasformare i data center da grandi consumatori a produttori di energia termica. Ad esempio, progetti come “Avalon 3” a Milano, previsto per il 2026, utilizzeranno il calore disperso dai server per alimentare reti di teleriscaldamento urbano, riscaldando migliaia di abitazioni e riducendo così la domanda energetica tradizionale. Queste soluzioni virtuose rappresentano una strada concreta verso una maggiore efficienza e sostenibilità.