CBAM: cosa cambia per le aziende e come prepararsi

CBAM: cosa cambia per le aziende e come prepararsi

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), introdotto dall’Unione Europea con il Regolamento UE 2023/956, nasce per contrastare il cosiddetto carbon leakage, ovvero la delocalizzazione delle emissioni a seguito dello spostamento, da parte di aziende europee, della propria produzione in Paesi con normative ambientali meno restrittive. In pratica – come spiegato dalla Commissione Europea – si tratta di un meccanismo che applica un costo alle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio per allinearle agli standard emissivi europei ed evitare squilibri competitivi.

I settori coinvolti

Il CBAM si applica, attualmente, ad alcune categorie merceologiche considerate particolarmente emissive:

  • cemento
  • ferro e acciaio
  • alluminio
  • fertilizzanti
  • idrogeno
  • energia elettrica

Questi prodotti, se importati da Paesi extra UE in quantità che eccedono le 50 tonnellate (per i beni di ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti e cemento) di massa netta annua, devono essere accompagnati da una rendicontazione delle emissioni incorporate e saranno soggetti alla restituzione di relativi certificati.


Come funziona

La fase transitoria, avviata il 1° ottobre 2023, prevede l’obbligo di inviare dichiarazioni trimestrali relative alle emissioni incorporate nei prodotti importati, senza pagamento di certificati.Il sistema entrerà a regime dal 1° gennaio 2026, data di inizio della fase definitiva.  A partire da questa data, le merci importate saranno soggette anche al pagamento dei cosiddetti certificati CBAM, il cui prezzo (espresso come €/tonCO2) sarà allineato ai permessi EUA (ETS – Emission Trading System). Da sottolineare che, nonostante il periodo definitivo inizi nel 2026, la vendita dei certificati CBAM è stata posticipata, in base al regolamento di semplificazione UE 2025/2083, a partire da febbraio 2027.

Gli obblighi per le aziende

I principali step operativi che le aziende soggette al meccanismo CBAM devono seguire consistono in:

  • Raccolta dai fornitori extra UE dei dati sulle emissioni dirette e indirette generate nei loro impianti.
  • Compilazione e invio delle dichiarazioni trimestrali;
  • Registrazione come dichiaranti CBAM autorizzati entro il 31 marzo 2026 sul relativo portale;
  • Compilazione e invio della dichiarazione annuale relativa alle emissioni incorporate alle merci importate, previa verifica delle stesse da parte di ente terzo accreditato (La prima dichiarazione dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2027 in riferimento alle importazioni 2026).
  • Acquisto e restituzione dei certificati in funzione delle emissioni incorporate nei beni importati, dei benchmark forniti dalla commissione e dell’eventuale prezzo del carbonio pagato da un Paese Terzo.


Come affrontare la fase di regime definitivo:

Le imprese soggette possono attivarsi su tre fronti chiave:

  • Mappatura dei fornitori extra UE interessati dalle importazioni CBAM,
  • Verifica della disponibilità di dati emissivi conformi al regolamento UE,
  • Confronto dei dati reali con i valori di default (per svolgere un’analisi strategica.

Chi comincia a strutturarsi durante la fase transitoria avrà un vantaggio competitivo ed eviterà criticità operative o sanzioni a partire dal 2026.

In sintesi

Il CBAM rappresenta una svolta nella politica climatica europea: non è una semplice tassa alle frontiere, ma uno strumento che punta a ridurre le emissioni globali e a uniformare le regole del gioco tra aziende europee e concorrenti esteri.

Prepararsi ora significa non solo rispettare la normativa, ma anche migliorare la tracciabilità della supply chain in ottica strategica, valorizzare gli obiettivi ESG e anticipare i futuri costi legati alla CO₂.

Per molte aziende, soprattutto quelle importatrici, il supporto di partner qualificati diventa fondamentale per trasformare un vincolo in un’opportunità concreta.

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